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Se vuoi ottenere un equo risarcimento danni
a causa di un errore medico,
ti seguiamo in tutta Italia.

Tuteliamo i diritti del malato. Il nostro Studio Legale è specializzato in responsabilità medica e della struttura ospedaliera.

Zero spese da parte tua, saranno tutte a carico nostro.

Ti seguiamo senza farti spostare da casa, se lo desideri.

L'unico impegno da parte tua è l'invio della documentazione.

Tiberio Timperi intervista
l'Avv. Bruno Sgromo
Mario Adinolfi intervista
l'Avv. Bruno Sgromo

Ecco cosa devi sapere

Se sei stato vittima di un caso di malasanità, o lo è stata una persona a te cara, e vuoi ottenere un risarcimento per i danni che hai subito a causa di un errore medico è importante che tu conosca 7 punti fondamentali:

  1. Rivolgersi al nostro studio perché specializzato in responsibilità medica. Tutti gli avvocati dello Studio Sgromo si occupano in via esclusiva di malasanità. E’ vietato trattare casi che non attengano a questa materia.
  2. Il numero e l’importanza dei casi trattati in tutta Italia ci consente di essere certi del servizio che offriamo. Infatti l’unico criterio per capire se un avvocato è specializzato in questa materia è conoscere il numero e l’importanza dei casi di malasanità che tratta e che ha trattato.
  3. Il nostro studio specializzato in malasanità opera una rigorosa disamina del caso, ricevendo in studio direttamente con il medico specialista nella materia d’interesse del cliente, a seconda che si tratti dell’ambito della ginecologia/ostetricia, neurochirurgia, oncologia, cardiologia, chirurgia ortopedia ecc. Successivamente a questo vaglio, ed esclusivamente se sarà dato parere positivo sulla responsabilità, si procederà con la quantificazione del danno ad opera del medico legale.
  4. Patto Sgromo, ossia un vero e proprio contratto che condiziona, in termini percentuali, i compensi dell’avvocato e dei medici che lavorano per la buona riuscita del caso al valore della causa (così come sancito dal nuovo codice deontologico forense). Garanzia questa che consente al cliente di non rischiare nulla nella denegata ipotesi che il caso dovesse terminare senza che venga accertata la responsabilità medica o della struttura ospedaliera.
  5. Devi sapere che anche le agenzie che si occupano di risarcimento o le associazioni a tutela degli utenti colpiti da casi di malasanità si rivolgono necessariamente a degli avvocati per la tutela dei diritti dei loro associati. Per cui rivolgersi ad un avvocato di fiducia consente di eliminare intermediari.
  6. Consigliamo solo azioni in sede civile che, se ben strutturate, portano al risarcimento nella maggior parte dei casi; l’azione in sede penale è troppo rischiosa e in caso di archiviazione pregiudica quella civile. Le statistiche ci dicono che l’80% dei casi in sede penale vengono archiviati.
  7. Altro aspetto importante è la prescrizione. Si può richiedere il risarcimento fino al decimo anno dal fatto ossia dall’evento che ha causato la lesione o il decesso del paziente.

Per chiudere questa mia presentazione credo sia pertinente un pensiero di Johann Wolfgang Goethe “lo scopo della vita è la vita stessa” questa frase credo rappresenti l’importanza del bene salute e quindi del diritto di ogni cittadino alla tutela dello stesso."

Cordialmente,
Avv. Bruno Sgromo
Malasanità Roma

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diritti del malato numero verde

Ecco alcuni casi di malasanità risolti con successo

Gravidanza caratterizzata da placenta previa centrale, emorragie frequenti,necessità di partorire in una struttura ospedaliera che possa intervenire tempestivamente al fine di tutelare la salute della madre e del bambino. 

Mancata diagnosi di placenta previa centrale,  feto nato con diagnosi di tetra paresi spastica  dovuta alla prolungata ipossia cerebrale causata dal distacco di placenta e rottura d'utero, invalidità del 100%. Nonostante il feto sia nato a 28 settimane quindi fortemente prematuro è stata comunque riconosciuta la responsabilità dei medici nella causazione del danno per il 50%. 

"Grazie alle competenze del medico ginecologo di nostra fiducia, del nostro medico legale ed all’impegno degli avvocati dello Studio Legale Sgromo siamo riusciti ad ottenere un risarcimento di 1.350.000€"

Caso Nappi

R. N., un ragazzo di appena 19 anni, a causa di forti cefalee persistenti da mesi, stante l’inefficacia delle terapie applicate, si recava presso il P.S. di Ci. Ca., ove gli veniva prescritta nuova terapia. Dopo qualche giorno, non trovando giovamento, si recava al PS. Dell’O. San P., ove dopo visita, in seguito a diagnosi di sinusite, veniva prescritta ulteriore terapia. Il mal di testa non accennava a scomparire ma diventava sempre più forte tanto da rendere necessario un ricovero in emergenza presso il P.S. dell’O. San P., ove i sanitari erroneamente diagnosticavano meningo-encefalite.

Veniva dopo poco trasferito presso l’Ospedale Sp. con diagnosi di sospetta meningoencefalite virale, ma non venivano richiesti accertamenti urgenti. Dopo pochi giorni il giovane decedeva, con diagnosi di “meningo-encefalite (ndd). Insufficienza respiratoria acuta-coma- trombosi venosa dei seni intracranici (sn)-infarto cerebrale sin-morte encefalica”.

A seguito di tanto, al fine di accertare le responsabilità delle Strutture i sigg.ri Ma. e Na., in proprio e nella qualità di eredi del giovane Ri. Na., proponevano ricorso per A.T.P. ai sensi dell’art. 696 bis c.p.c..
Esperito con esito negativo il tentativo di conciliazione, veniva consegnata la versione definitiva dell’elaborato peritale, nel quale i Consulenti  nominati riscontravano una responsabilità dei sanitari di entrambe le Strutture resistenti e, precisamente,  una percentuale valutabile nel 55% a carico dell’O. San P. ed una percentuale del 45% a carico dell’O. Sp., per non aver considerato la sintomatologia manifestata dal giovane Ri., per avere errato nella diagnosi di meningite (in luogo di quella corretta di trombosi dei seni), per non aver eseguito le dovute indagini diagnostiche e la terapia adeguata. “Il processo sinusitico acuto è stato trattato con superficialità e leggerezza sin dall’inizio del suo esordio”, nella fattispecie sono state negate al paziente chance di sopravvivenza.” così si sono pronunciati i CC.TT.UU. nel proprio elaborato peritale.

Guarda le altre testimonianze

Caso MIS. Tribunale di Albano 2015

Accaduto presso: Presidio Ospedaliero San Giuseppe di Marino- ASL ROMA H.
Il caso riguarda il parto della sig.ra C. che alla 40^ settimana e 5 gg di gestazione, a causa dell'insorgenza di sintomatologia caratterizzata da contrazioni uterine e perdite ematiche, si recava presso il P.S. dell'Ospedale di Marino.
All'ingresso in P.S. i sanitari procedevano al ricovero, con diagnosi di gravidanza a termine e la trasferivano presso il reparto di ginecologia e ostetricia del medesimo nosocomio.

In seguito alla rottura delle membrane, veniva avviato monitoraggio mediante CTG, che evidenziava sofferenza fetale. La paziente veniva, dunque, condotta in sala parto e si procedeva a parto spontaneo.
Dava, così, alla luce un feto vivo in condizione di grave asfissia, per cui i sanitari procedevano a trasferirlo presso il reparto di terapia intensiva neonatale dell'Ospedale S. Giovanni Addolorata ove, nonostante le cure, decedeva per "asfissia perinatale, grave-encefalopatia ipossico-ischemica".

Grave l'imperizia e negligenza dei sanitari che non ebbero a riconoscere la grave sofferenza fetale dovuta all'ipossia del feto. Ove fosse stato seguito correttamente il monitoraggio CTG, come previsto dalle principali linee guida, sarebbe stato, infatti, possibile evidenziare un crescente peggioramento delle condizioni fetali. I sanitari invece, sottovalutando la gravità della problematica, non eseguivano intervento tempestivo ed adeguato che avrebbe evitato l'asfissia neonatale del piccolo.

Emersa la responsabilità della struttura nell'evento occorso, il Tribunale di Velletri ha condannato la ASL ROMA H al pagamento in favore dei genitori del piccolo M.L. della somma di euro 500.000,00 oltre interessi, spese di lite, spese documentate, rimborso forfettario, oneri fiscali e contributivi e spese CTU.

CASO GE. – Tribunale di Catania 2015.

Evento occorso presso la AOU “P.V.E.” nel 2011.

I sanitari della struttura sottoponevano il sig. Ge., all’epoca dei fatti all’età di 30 anni, affetto da Sindrome di ArnoldChiari tipo I, ad intervento di “laminectomia di C1 con associata craniectomia sub-occipitale e plastica durale”.

Subito dopo il primo intervento, si evidenziava una raccolta liquorale anomala in sede di trattamento chirurgico, da attribuire alla deiscenza della plastica durale, ma i sanitari non reputavano necessario procedere alla revisione chirurgica della sede del precedente trattamento. Il sig. Ge. veniva dunque dimesso. In seguito a TAC cranio, evidenziata “voluminosa raccolta mediana a densità idrica, liquorale, a livello della craniotomia occipitale”, il sig. Ge. veniva nuovamente ricoverato presso la NCH del P. di C.  e sottoposto a puntura evacuativa della raccolta liquorale con tutti i rischi connessi alla procedura, quali infezioni ed ipotensione liquorale. I sanitari, dunque, invece di sottoporlo ad una revisione chirurgica del cavo operatorio al fine di riparare definitivamente la evidente deiscenza durale, optavano per una procedura non indicata e collegata ad un maggior rischio di complicanze, ovvero una Derivazione Ventricolo Peritoneale. Nel corso di tale intervento veniva lesionato il nervo ottico di Sn con perdita del visus all’OD.

Con la loro condotta i sanitari non solo determinavano al sig. Ge. la lesione del nervo ottico di Sn., ma, sottoponendolo ad un intervento non adeguato, peggioravano lo stato clinico del paziente determinandone la perdita permanente dell’integrità psico-fisica, individuata in un danno biologico del 40%.
A seguito di tale evento, in via stragiudiziale, la Compagnia Assicuratrice della AOU “P.V.E.” offriva una somma a titolo di risarcimento del danno.

Il caso si è chiuso con un accordo transattivo, in via stragiudiziale, per l’importo complessivo di 458.364,80€.

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CASO CO. - KO. – Tribunale di l’Aquila 2015.

Evento occorso presso la ASL 1 A.-S.-L. nel 2011.

Trattasi di una paziente, all’epoca dei fatti, di anni 26, che portava avanti una gravidanza regolare, sottoponendosi a i comuni esami ematochimici, alle visite specialistiche periodiche ed alle ecografie di controllo.
La sig.ra Ko. giunta presso la struttura, in travaglio, veniva visitata dal medico di guardia che rilevava il collo uterino leggermente raccorciato. Si assisteva ad una lenta evoluzione della fase latente del travaglio di parto.
Eseguiti i tracciati, i sanitari non eseguivano una corretta valutazione delle alterazioni presenti negli stessi, classificabili come non rassicuranti. In presenza di una attività contrattile irregolare, della mancata progressione della PP e della dilatazione della cervice, ove i sanitari avessero interpretato correttamente tali tracciati  CTG, infatti, avrebbero dovuto allertare il servizio di anestesia in considerazione della possibilità di dover procedere ad un taglio cesareo urgente. Un attenta valutazione ed un opportuno monitoraggio avrebbero, dunque, consentito di evidenziare la variazione in senso peggiorativo delle condizioni fetali.
Solo dopo ben 27 minuti dalla comparsa delle decelerazioni ingravescenti perveniva al servizio di anestesia e rianimazione la richiesta di disponibilità della sala operatoria per intervento urgente di taglio cesareo per iniziale sofferenza fetale. Il taglio cesareo veniva eseguito dopo ben 45’ dalla decelerazione.
Avveniva la nascita della piccola R. con Apgar 1- 3- 4- 7 al 1’, 5’, 10’ e 20’, dimessa con diagnosi di “asfissia perinatale, encefalopatia ipossico-ischemica. Convulsioni neonatali” e con esito finale di “tetraparesi spastico-distonica”.
Con la loro condotta imperita e negligente i sanitari non riconoscevano tempestivamente l’acuta sofferenza fetale non eseguivano un tempestivo TC che avrebbe evitato l’asfissia della piccola R.

A seguito di tale evento in via stragiudiziale la ASL 1 A.-S.-L. offriva una somma a titolo di risarcimento del danno. Il caso si è chiuso con un accordo transattivo, per l’importo complessivo di 800.000,00€.

CASO AL.– Tribunale di  Bergamo 2015

Evento occorso presso la A. O. B. S.nel 2013.
Trattasi di shock emorragico materno e morte perinatale in una paziente,che a termine di una regolare gravidanza, veniva ricoverata con diagnosi di travaglio di parto, con contrazioni forti protrattesi per circa 12 ore. Nonostante ciò i sanitari somministravano ossitocina. La situazione si aggravava tanto che in brevissimo tempo la paziente veniva trasportata in sala operatoria per cesareo in emergenza per rottura di utero. Il piccolo alla nascita si presentava privo di segni vitali.
Gravissima la condotta dei sanitari che avrebbero dovuto provvedere ad urgente estrazione cesarea per la presenza di chiari segni clinici di mancata progressione della parte presentata, in presenza di più che valide contrazioni uterine spontanee e di ancor più valide contrazioni uterine improvvisamente potenziate dall’infusione ossitocica.
Con la loro condotta imperita e negligente i sanitari determinavano la rottura dell’utero oltre la morte endouterina del feto.
I CC.TT.UU. nominati dal tribunale di Bergamo individuavano la responsabilità dei sanitari nell’evento occorso, checon la loro condotta professionalmente imprudente ed imperitanon assistevano correttamente al parto la sig.ra A.. Per la perdita del viscere uterino in seguito al taglio cesareo demolitore, tenuto conto che la paziente aveva, all’epoca dei fatti, 37 anni ed altri due figli, i CC.TT.UU. individuavano un danno biologico del 15%, precisando che la morte endouterina del feto, poteva solo “eventualmente” contribuire ad innalzare l’entità del danno. Non provvedevano però a fornire ulteriori precisazioni.
A seguito di tale evento in via stragiudiziale la A. O. B. S. offriva una somma a titolo di risarcimento del danno. Il caso si è chiuso, in considerazione di quanto in appresso rilevato, con un accordo transattivo, per l’importo complessivo di euro 200.000.

CASO De L. –V.– Tribunale di Frosinone 2015

Evento occorso presso la AUSL F.nel 2004.
Trattasi di un paziente, all’epoca dei fatti, di anni 67, che,successivamente a primo accesso al pronto soccorso ed a relativa dimissione, veniva ricoverato per dolori addominali. Dimesso dopo appena due ore, veniva nuovamente ricoverato il giorno successivo con codice giallo.Dopo poche ore dal ricovero decedeva a seguito di arresto cardio-circolatorio causato da shock emorragico da rottura di aneurisma dissecante dell’aorta addominale.
Nel caso di specie, sarebbe stato opportuno procedere ad un approfondito esame clinico, ad accertamento strumentale ecografico. Il corrispondente ritardo diagnostico e terapeutico comprometteva le possibilità di sopravvivenza post-chirurgica del paziente, provocandone l’exitus avvenuto per rottura aneurismatica con emorragia intraperitoneale e shock emorragico.
Individuata in sede di ctu ex art. 696 bis c.p.c. la responsabilità civile dei sanitari dell’ AUSL F., in relazione a quanto occorso al sig. De L., depositata la relazione, considerata la mancata volontà conciliativa della struttura, veniva iscritto ricorso ex art. 702 bis c.p.c..
La struttura in conseguenza di quanto individuato dal consulente tecnico d’ufficio, in sede di ATP, ovvero che le chance di sopravvivenza, anche in presenza di una condotta professionale corretta sarebbero state comunque del 50%, trattandosi di una patologia di particolare gravità, offriva a titolo di risarcimento del danno subito la somma complessiva di euro 350.000.

CASO Li.– Tribunale di  Roma 2015

Evento occorso presso la AUSL RM B nel 2013.
Trattasi di un caso di “grave paraparesi con sindrome della cauda e sindrome depressiva importante causata dalle gravi limitazioni verificatesi in qualità di esiti stabilizzati”, in soggetto, all’epoca dei fatti di anni 62. Affetto da mielopatia con ernie lombari, episodi di paralisi del piede ed assenza di sensibilità su coscia e gamba, con diagnosi di paralisi di L4-L5 sn con stenosi L1-L2, il sig. L. veniva sottoposto ad intervento di laminectomia L4-L5 ed L1-L2.
La condotta gravemente imperita ed imprudente dei sanitari determinava nel sig. L. l’ischemia midollare in un tessuto nervoso sofferente per edema, nonché l’ischemia secondaria alla vascolarizzazione. Gli stessi, infatti, ponevano un’errata diagnosi di ernia intraforaminale L4-L5  asinistra e stenosi L2-L3 con ernia centrale L1-L2 ed erravano nell’interpretazione clinica delle indagini strumentali espletate, rendendo, così, necessarie manovre più indaginose e traumatizzanti per il midollo spinale. Erravano, altresì,nel trattamento attuato, non adeguato al caso specifico.

Individuata in sede di ctu ex art. 696 bis c.p.c. la responsabilità civile dei sanitari della struttura, in relazione a quanto occorso al sig. Li., il consulente tecnico d’ufficio individuava un danno biologico del 45%.
A fronte degli esiti permanenti derivati dal trattamento chirurgico, in via stragiudiziale la Compagnia assicuratrice della ASL RM B. offriva una somma a titolo di risarcimento del danno. Il caso si è chiuso con un accordo transattivo, per l’importo complessivo di euro 330.000.

CASO Sc.– Tribunale di  M. 2015

La sig.ra S., all’epoca dei fatti di anni 39, alla seconda gravidanza, a termine (39° settimana) dava alla luce a seguito di taglio cesareo per presentazione podalica, il piccolo F.. Successivamente alla nascita la mamma ed il piccolo venivano regolarmente dimessi.
Dopo appena due mesi il piccolo F. veniva portato al pronto soccorso per pallore ed evidente difficoltà respiratoria. Il giorno successivo al ricovero purtroppo decedeva per arresto cardiaco, con scompenso cardiocircolatorio in anemia gravissima.
Tanto il medico, quanto i sanitari della struttura, con la loro condotta imperita edimprudente non consentivano al piccolo F. di beneficiare di una terapia che avrebbe potuto evitare lo scompenso cardiocircolatorio irreversibile. La riduzione dell’emoglobina avvenne in maniera graduale e lenta, per cui monitorando i parametri emocromocitometrici avrebbero potuto identificare prima il trend peggiorativo, intervenendo in modo adeguato.
I sig. S. – D.G., decidevano di agire contro il Dr. C. e gli Is.cl. di per.. Il ricorso ex art. 696 bis c.p.c. si concludeva con una relazione redatta dal consulente tecnico d’ufficio nominato dal Giudice che individuava una responsabilità dei sanitari, solo parziale, nella causazione di quanto occorso al piccolo F. Infatti, il CTU rilevava l’impossibilità di affermare o escludere con ragionevole grado di probabilità che il decesso fosse in nesso di concausalità con profili di malpractice medica.
In via transattiva, in considerazione di quanto individuato dal CTU,ovvero che la morte del piccolo poteva essere attribuita solo per il 50% a responsabilità dei resistenti, la struttura ed il medicooffrivano una somma a titolo di risarcimento del danno. Il caso si è chiuso con un accordo stragiudiziale, per l’importo complessivo di euro 190.000

Caso CIO. Tribunale di Roma 2014

Evento occorso presso la ASL R. B
Nel caso di specie le alterazioni del battito cardiaco fetale e l'arresto della progressione della parte presentata avrebbero dovuto indurre i sanitari ad effettuare un taglio cesareo d'urgenza così da prevenire un danno cerebrale ipossi-ischemico che poi si è realmente verificato con conseguenze devastanti.

La mancata diagnosi tempestiva di sofferenza fetale ha precluso l'esecuzione di una estrazione del feto mediante taglio cesareo d'urgenza. Non fu fatta diagnosi esatta e completa in quanto non si sono presi in considerazione le anomalie dei tracciati e non si è proceduto ad una valutazione complessiva del decorso del parto alla luce, anche, del prolungarsi del travaglio.
Il trattamento terapeutico che ha seguito le complicazioni insorte non era corretto, non avendo proceduto ad estrarre rapidamente il feto, con tutte le complicazioni in diagnosi a carico del neonato.

Individuata in sede di CTU ex 696 bis c.p.c. la responsabilità civile dei sanitari dell'O. P. C., in relazione a quanto occorso al piccolo D. G. S. ed alla perdita della totalità delle autonomie funzionali, depositata la relazione, considerata la mancata collaborazione della struttura ospedaliera, si procedeva alla notifica dell'atto di citazione. La Compagnia Assicuratrice dell'ASL. R. B, A.T.C.M., in conseguenza di tanto, offriva una congrua somma quale risarcimento del danno subito dai genitori in proprio e quali esercenti la potestà sul piccolo D.G.S..

Per questo caso di malasanita', l'accordo transattivo ha previsto la corresponsione della somma complessiva di euro 1.176.880,00.

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Caso IO. Tribunale di Torino 2014

La vicenda occorsa riguarda un caso di errore medico, determinato dalla grave imperizia e negligenza dei sanitari che seguivano la gravidanza ed il parto della Sig. ra S.V. nell'anno 2012.

Alla 41^ settimana e 3 giorni i sanitari procedevano d'urgenza a parto con taglio cesareo per bradicardia fetale e liquido amniotico tinto da meconio. In particolare i sanitari della'ASL TO 5, non procedevano alal dovuta valutazione delle alterazioni del tracciato CTG, che si presentava non rassicurante, provocando la sofferenza fetale che colpiva il minore e conseguentemente la grave asfissia, le crisi covulsive e la tetraparesi ipotonica.

Attivato il ricorso ai sensi dell'art. 696 bis c.p.c, la vicenda si è conclusa mediante accordo con la ASL, e conseguente pagamento della somma complessiva di euro 1.226.880,00.


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Caso COL. Tribunale di Roma 2014

Accaduto presso Azienda P. U. I di Roma.
Il Sig. C. dopo un calvario di continui, estenuanti ed inutili intereventi chirurgici seguiti dalla contrazione di gravissime infezioni di tipo nosocomiale, decedeva nel reparto di neurochirurgia del P.U. I di R..

Ai fini di un bonario componimento della vicenda i Sig. ri C. e G. esperivano ricorso ai sensi dell'art. 696 bis c.p.c., così da espletare una consulenza tecnica preventiva. Il CTU nominato evidenziava profili di responsabilità dei sanitari del P. U. I per quanto attiene l'exitus occorso al Sig. C..

In seguito a ciò i ricorrenti, quali eredi del de cuius, procedevano ai sensi dell'art. 702 bis c.p.c. ed il giudice formulava proposta transattiva ex art. 185 bis c.p.c., accettata dalla struttura.

L'Azienda P.U. I, provvederà al risarcimento, nel rispetto dei termini stabiliti dal giudice, dell'importo di euro 874.590, ripartito tra gli eredi, oltre spese.

Caso SG. Tribunale di Ivrea 2014.

Evento occorso presso la ASL TO 4 nel 2010.
I sanitari della struttura, facente parte dell'ASL TO 4, assistevano la Sig. ra S. nel corso della gravidanza e del parto, causando al piccolo S. gravi lesioni cerebrali. In particolare la sofferenza perinatale del piccolo S. causava allo stesso gravi lesioni cerebrali, ascrivibili a negligenza, imprudenza ed imperizia dei sanitari. Il bimbo presentava una grave patologia neuromotoria precoce, associata a microcefalia ed esiti di sofferenza cerebrale.

A seguito di tale evento in via stragiudiziale la ASL TO 4 offriva ai ricorrenti una somma a titolo di risarcimento del danno.

Il caso si è chiuso con un accordo transattivo, in via stragiudiziale, per la somma complessiva di euro 1.163.440.

Caso He. Tribunale di Santa Maria Capua Vetere 2013.

Evento verificatosi presso la ASL CE 2.
Il caso in oggetto riguarda quanto occorso nel 2005 in occasione del parto della Sig. ra A.H.B..
Presso il P.O.F.P., parte della ASL CE, i sanitari non eseguivano alcuna ecografia ostetrica, al fine della valutazione della biometria fetale, omettevano la diagnosi di macrosomia fetale, che avrebbe orientato gli stessi verso il parto cesareo, più indicato nel caso in oggetto. L'espletamento del cesareo avrebbe permesso di scongiurare la distocia della spalla del feto iperevoluto.
Da tale condotta discendeva il decesso del piccolo per asfissia intrapartum, durante la fase espulsiva.

Proceduto a ricorso ex 696 bis c.p.c., le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per la somma di euro 350.000,00 circa.


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Caso A. Tribunale di Verona (2013)

Accaduto presso l'azienda ospedaliera integrata di Verona.

Rappresenta la storia di un ragazzo che si rivolge alla predetta struttura per una operazione laser agli occhi.

Purtroppo i sanitari nel porre in essere le manovre d'intubazione commettono un errore medico fatale determinando una gravissima condizione ipossemica con conseguente danno anossico cerebrale che porta al decesso del paziente.

Dopo il patteggiamento da parte del medico anestesista in sede penale si è chiusa in tempi rapidi una transazione in sede civile che ha portato alla famiglia un risarcimento di 1.000.000€.

Caso Rus. Tribunale di Tivoli (2013)

Accaduto presso l'ospedale di Colleferro.

Trattasi di un caso di errore medico molto grave: mancata diagnosi di un infarto.

Considerata la localizzazione dell'ostruzione coronarica ed il tempo trascorso tra l'intervento dei sanitari dell'O.C. di Colleferro e il decesso della paziente (12 ore circa), si è convenuto che una esatta diagnosi avrebbe consentito di instaurare una adeguata terapia antiaggregante piastrinica con eventuale rivascolarizzazione (angioplastica e/stent), evitando con ogni probabilità il successivo decesso.

Il C.T.U. nominato dal tribunale di Tivoli ha ritenuto che l'operato dei sanitari dell'O.C. di Colleferro sia stato professionalmente imperito per non aver correttamente interpretato la sintomatologia presentata dalla Sig.ra Rus.; imprudente e gravemente negligente per aver omesso di eseguire gli opportuni esami di laboratorio e di trattenere in osservazione la paziente, a fronte di inequivocabili indicazioni cliniche.

Il caso si è chiuso con un risarcimento di 600.000€

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Caso Bala. Tribunale di Foggia (2013)

Lesione del plesso brachiale di un bambino durante il parto.

Il medico o l'ostetrica fa nascere per le vie naturali un bimbo di 4,5 kg nonostante fosse indicato e deciso di eseguire il parto cesareo.

Nel venire alla luce non sono state poste in essere le opportune manovre atte ad eseguire un parto naturale di tali difficoltà.

Il risultato è stato la lesione dei nervi e conseguentemente la perdita del braccio per il piccolo. Il caso si è chiuso con un risarcimento di 300.000€

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diritti del malato numero verde

Stabiliremo un patto: "Il patto Sgromo"

Avvocato malasanità

Il Patto Sgromo è un accordo basato sul risultato.

Dopo aver accertato la responsabilità del medico, viene definito insieme al cliente un corrispettivo sul risarcimento che verrà onorato solo ed esclusivamente ad esito positivo della controversia.

Il Patto Sgromo fa si che l'intero staff (l' avvocato, il medico specialista ed il medico legale) sia interessato al buon esito della controversia tanto quanto il cliente visto che vengono retribuiti in termini percentuali, sul valore della controversia, esclusivamente a risarcimento ottenuto (ai sensi del nuovo codice deontologico forense approvato dal consiglio nazionale forense nella seduta del 31 gennaio 2014)

La nostra concezione di consulenza
prevede un servizio a 360°.

avvocato diritti del malatoUno dei valori aggiunti che il nostro studio offre è la consulenza congiunta dell'avvocato Sgromo e del medico specialista nella branca d'interesse del cliente.

Se, ad esempio, il caso è oncologico lo studio Sgromo ha l'oncologo disponibile a ricevere il cliente per offrigli tutte le informazioni sul suo caso.

Questa organizzazione risulta essenziale per la buona riuscita del caso, infatti sarà proprio lo stesso medico specialista a formulare la perizia medico legale fondamentale per avviare la procedura risarcitoria.

 

Scegli il tuo studio legale per la sua specializzazione e non per dove risiede

Spesso chi è stato vittima di un caso di malasanità pensa ci si debba rivolgere ad uno studio della propria zona.

Questo non è corretto, a nostro avviso l'importante è che ci si rivolga ad uno studio legale specializzato quindi con avvocati e medici che sappiano gestire questa materia. Uno studio legale specializzato è in grado di fornire questa consulenza altamente specialistica senza che il cliente la ricerchi da solo.

Questo per evidenziare che non è importante il luogo dove lo studio legale ha la propria sede ma ciò che importa è la specializzazione perché questo comporta una organizzazione di avvocati e medici finalizzati all'ottenimento del risarcimento.

Ricordiamoci che la fase preliminare d'individuazione della responsabilità la fa il medico specialista e il medico legale. Se ci viene sottoposto, ad esempio, un caso di malasanità in ambito chirurgico sarà un medico specializzato in chirurgia, di fiducia dello studio Sgromo, a dover mettere per iscritto se c'è stata responsabilità o no.

Se poi trattasi di una pratica da gestirsi in via stragiudiziale a nulla importa il luogo dell'accaduto in quanto le assicurazioni gestiscono il sinistro autonomamente rispetto alla sede della struttura sanitaria. Un sinistro verificatosi a Napoli potrebbe essere gestito a Milano se la sede di gestione sinistri sanitari di quella assicurazione si trova a Milano.

 

Offriamo la nostra consulenza in tutta Italia
senza spostarti da casa ed a costo zero

Se sei stato vittima di errore medico, ovunque Tu sia, potrai contare su di noi per la valutazione di quanto accaduto. Lo Studio Legale Sgromo lavora in tutta Italia mettendo a tua completa disposizione i propri professionisti.

L'unico sacrificio che ti verrà chiesto sarà quello di fotocopiare la avvocato gratuito diritti del malatodocumentazione clinica in tuo possesso (e di procuratela se ancora non ce l'hai) e di inviarla presso la nostra sede. Una volta ricevuta, i medici legali e gli specialisti che collaborano con noi analizzeranno la documentazione da Te fornitaci al fine di valutare la sussistenza di responsabilità dei sanitari.

Ove dovesse essere individuata la responsabilità gli stessi procederanno a redigere apposita perizia così da dare il via alla richiesta di risarcimento del danno.

Tutta l'attività prestata non rappresenterà alcun costo per te.

L'attività di consulenza sarà infatti totalmente gratuita, per cui nel caso in cui la pratica dovesse chiudersi negativamente comunque ciò non comporterà per Te alcun genere di spesa e nulla sarà dovuto per l'attività prestata.

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e desideri giustizia, contattaci senza impegno  

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diritti del malato numero verde

Ecco come procediamo per farti ottenere
il risarcimento del danno in tempi brevi:

  1. Contatto del cliente via mail o via telefono.
    I nostri clienti ci contattano visitando proprio questo sito.
  2. Sottoscrizione documento privacy. La sottoscrizione della privacy è fondamentale per poter accedere alle informazioni private dei clienti e ci consente di far visionare ai nostri consulenti medici le cartelle cliniche. La sottoscrizione di questo documento non comporta alcun impegno per il cliente.
  3. Invio documentazione clinica e cronistoria allo Studio Sgromo. Affinchè i nostri consulenti possano visionare le cartelle cliniche e individuare la responsabilità è d'aiuto un resoconto dettagliato della vicenda medica che ha portato al decesso o alla lesione.
  4. Valutazione del caso a seguito del parere di un medico specialista. In questo momento viene dato al cliente il responso sulla fattibilità ossia i nostri consulenti medici si esprimono sulla responsabilità dei sanitari e della struttura ospedaliera.
  5. Se il parere è positivo si invia il Patto Sgromo per la sottoscrizione (previa individuazione percentuale).
    La cifra percentuale verrà individuata d'accordo con il cliente ed in funzione della gravità e/o difficoltà del caso.
  6. Redazione perizia specialistica e medico-legale senza costi per il cliente.
    La professionalità dei medici specialisti è fondamentale in questa fase perché tutte le iniziative legali si fonderanno su quanto i nostri specialisti assumeranno nella loro perizia.
  7. Redazione diffida di messa in mora e invio alla struttura ospedaliera.
    Il primo atto posto in essere dallo studio sarà la diffida che avrà lo scopo di mettere in mora il medico e/o la struttura ospedaliera e interrompere i termini di prescrizione.
  8. Redazione del ricorso per accertamento tecnico preventivo (696 bis c.p.c.).
    Se l'attività stragiudiziale messa in moto dalla diffida non dovesse avere successo lo Studio procederà con il deposito del ricorso per a.t.p. ai sensi dell'art.696 bis cpc. Questa procedura terminerà con il deposito di una consulenza tecnica esperita dai consulenti medici del giudice (c.t.u.). Se l'esito della stessa dovesse essere positivo nel senso della individuazione della responsabilità avremmo una perizia "super partes" che individua il nesso di causa tra l'errore medico e il danno (decesso o lesione/invalidità).
  9. Definizione con transazione. A seguito di questa attività e sulla base della consulenza tecnica nel 70% dei casi si giunge ad una transazione con la struttura ospedaliera o l'assicurazione della stessa. Nel restante 30% dei casi si procederà con un giudizio ex art. 702 bis o con un giudizio ordinario ( informazioni particolarmente tecniche rivolgersi ai nostri avvocati per eventuali chiarimenti).
  10. Pagamento del risarcimento.
    La struttura ospedaliera o l'assicurazione di questa provvederà a bonificare quanto dovuto alla parte che ha subito il danno o se defunta agli eredi entro 60 gg.
  11. Pagamento della parcella dello Studio Sgromo. Solo dopo aver incassato il risarcimento il cliente provvederà al pagamento degli onorari dello Studio Sgromo.
  12. Se non si dovesse ottenere il risarcimento nulla sarà dovuto allo studio Sgromo ed ai medici che hanno collaborato con lo stesso.

 


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